E’ creativo uno Spazio in continua trasformazione, in armonia con il flusso dei cambiamenti, che avvengono attorno e dentro di noi. Uno Spazio è creativo quando ci rappresenta, quando ci invita a fare, a crescere, ad essere noi stessi, quindi a sentirci bene. Alla creatività serve materialmente meno di quello che siamo portati a credere da un modo di pensare “accumulatore”. E allo spazio serve semplicemente più spazio in cui poter respirare. Lì comincia la vita (spazio vitale). Lì comincia la creazione (spazio creativo).

Sei anni fa, con la mia prima gravidanza, ho iniziato a studiare e praticare lo Space Clearing, che passo dopo passo è diventato una pratica quotidiana, attratta dal concetto che noi siamo lo spazio in cui viviamo (anche per deformazione professionale, visto che in teatro la gestione dello spazio è essenziale. Uno dei testi che più amo sull’arte del teatro è proprio “Lo spazio vuoto” di Peter Brook.).

Maria Montessori nella sua opera per lo sviluppo armonico del bambino ha dato allo spazio creativo e vitale un ruolo da protagonista. La velocità in cui i bambini cambiano è incredibile e spesso lo spazio in cui vivono non li rappresenta, li attrae con il “troppo”, distraendoli in realtà da sé stessi. Oppure è inadeguato rispetto alle forze creative individuali. Maria Montessori parla di uno spazio su misura, non solo per mobili all’altezza giusta e leggeri, ma anche per l’utilizzo di materiali diversi, pochi ma buoni, da cambiare spesso, adatti agli interessi individuali del bambino nel momento presente, in base alle esigenze espressive per età e personalità, un ambiente che accompagni pian piano verso l’autonomia; uno spazio bello, armonioso, pulito e ordinato (quasi un feng shui per bimbi): questo è l’ambiente in cui il bimbo può sentirsi libero di manifestare appieno le proprie potenzialità interiori. La Montessori  parla inoltre di periodi sensitivi, periodi di tempo in cui la sensibilità del bambino è particolarmente ricettiva verso un interesse specifico o una nuova competenza: se l’ambiente circostante risponde ecco la magia, la trasformazione.

Lo spazio dei bambini potrebbe essere considerato come un palcoscenico: vuoto al punto giusto per permettere l’azione che richiede il copione interiore proprio “in quella scena di quell’atto” (qui e ora), con la sola presenza di tanti oggetti di scena quanti realmente necessari all’azione. Aggiungerei un’attenzione particolare alla scenografia, ovvero alle decorazioni, perché coltivare il senso del bello può solo che riscaldare il cuore.

La creatura più esperta in cambiamenti titanici in breve tempo è lei, è lui: il neonato. Nel nostro caso, la neonata. Che ha appena compiuto 3 mesi. Che è tutta un fermento per aver scoperto che può tenere alta la testa e girare il collo da sola: quante cose da guardare oltre la mamma, il papà, la sorellina e la gatta! Che ha scoperto di potersi girare, rotolare, avanzare con la forza delle gambe, reggersi sui gomiti, con un arcobaleno di espressioni tra cui concentrazione, impegno ed estasi che rimango incantata a guardare. Si arrabbia, gioisce, si sorprende, non molla: può fare delle cose da sola, decidere cosa osservare, cosa tenere, cosa lasciare andare. Si guarda e scopre, con stupore per poi sciogliersi in un sorriso che illumina la stanza… Posso fare, posso essere! Sono io quella? Posso. Quando abbiamo dimenticato tutta questa grandezza?

Ebbene, che spazio su misura prepararle in casa, oltre alle braccia della mamma, al nostro lettone e alla piccola amaca indonesiana appesa? Ancora una volta la Montessori è la fonte preferita d’ispirazione.

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