I burattini ci fanno da specchio, nel bene e nel male, nella luce e nell’ombra. Ma è solo un gioco, dove tutto è possibile. Dove la paura può trasformarsi in risata e la rabbia in buffoneria. Come resistere? Raccontando storie come pochi altri sanno fare, queste affascinanti creature di stoffa ci prendono in prestito per esistere di vita propria. Per i più piccoli -ma non solo- sono irrinunciabili incontri di pura magia. Parla con la voce della mamma, il piccolo vede la mano infilarsi dentro, ma che importa, il burattino è vivo ai suoi occhi. Se poi non guardiamo nostra figlia finchè lo facciamo parlare, tanto meglio. La finzione che diventa realtà e la realtà che diventa finzione. Il tutto così catartico e divertente. E con che naturalezza i bambini si godono questo magico paradosso, che poi alla fine è il grande mistero del teatro. Già verso l’anno d’età mia figlia si divertiva a scoprire come funzionava il meccanismo di “dar vita a”: infilava con impegno la manina sotto la sua burattina e con grande soddisfazione la faceva muovere ed esprimere a modo suo certo, senza per questo screditarne però il potere. Anzi, più prendeva dimestichezza con il controllo del gioco, più si aprivano scenari  fantastici. Il burattino acquisisce con il tempo una sua forte personalità, utile in più occasioni, dal gioco alla narrazione, dai momenti di routine quotidiana ai momenti di fuoco, dove può aiutarci come strumento speciale per comunicare, sfogare forti emozioni, sdrammatizzare. I primi burattini? In cotone o pannolenci. Più semplici sono più durano nel tempo… e nell’immaginario della piccola burattinaia. Provare per credere.

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Peppa Fay . 2012

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Peppa Fay . 2015